1567m complean dal “Cjiscjel” di Udin

Note FOGOLÂR CIVIC pe stampe taliane – Udin, 18 Lui 2019

1567° “COMPLEANNO” DEL CASTELLO DI UDINE

Il Fogolâr Civic ha celebrato un grande simbolo del Friuli e della sua ultima capitale storica, riflettendo sulla gestione dei beni culturali che vi si conservano. Da qui la felice proposta di commemorare gli ottocento anni del conflitto che portò alla creazione del famoso Parlamento friulano con la collocazione nell‘aula parlamentare di un antico stemma connesso al massimo monumento legislativo mai prodotto da quell’assise ovvero le “Constitutiones” regionali.

Se la distruzione di Aquileia romana da parte degli Unni il 18 luglio 452 poté corrispondere veramente ad un qualche incremento della località di Udine come luogo forte in altura consacrato al sovrano barbaro conquistatore dell’antica metropoli alpino-adriatica non è dato sapere affatto. Certo, comunque, è che la leggenda del celeberrimo ‘colle di Attila’ fu sempre usata a Udine per affermare, con convinzione più o meno profonda, il diritto effettivo ad un’eredità aquileiese implicante, nella sostanza, il primato della città come capoluogo territoriale. L’idea di Udin Capitâl dal Friûl’ ha le sue radici già in questa leggenda ed è proprio per questo che, l’anno scorso, abbiamo deciso di commemorare il mesto anniversario di ‘Aquileia fracta’, della distruzione di Madre Aquileia, come ‘compleanno’ convenzionale, leggendario, del nostro ‘Cjiscjel’, il nostro Castello, la nostra ‘acropoli’, come diceva l’ex sindaco Honsell incalzando la felice nostra metafora di una Udine ‘Atene del Friuli’”. Così il prof. Alberto Travain, presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” e del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, il 18 luglio 2019, ai tavoli della Casa della Contadinanza, durante specifico incontro sociale in cima al colle castellano udinese. “In occasione di questo simbolico 1567° ‘compleanno’ del Castello di Udine – occasione utile per ragionare su passato, presente e futuro di questo luogo così importante per la nostra identità locale, regionale e anche transfrontaliera, luogo che non pare, però, curato e presidiato come dovrebbe – , vorrei proporre possibilmente una riflessione in particolare sulla gestione dei beni culturali che vi si custodiscono. Chissà se il lavori di riallestimento in corso da ottobre 2018 nei Civici Musei del Castello significheranno anche un’effettiva, adeguata, profonda valorizzazione dei beni storici, oltreché artistici ed archeologici, del territorio, conservati in quella che dovremmo innanzitutto considerare come la ‘casa di tutti i friulani’, non solamente per il fatto di essere stata pagata, a suo tempo, dall’intera comunità regionale il cui Parlamento vi si riuniva con memorabile solennità, ma anche sicuramente per la pregnanza culturale e politica del patrimonio ivi custodito? Chissà se affreschi quali quello raffigurante taluni episodi di una romanzata Guerra di Troia, dall’enorme valore storico-politico ed identitario, avranno attenzione e collocazione degne? E chissà se il manufatto effigiante lo stemma del grande patriarca aquileiese Marquardo di Randeck, il principe al cui buon governo il potente Parlamento friulano dovette storicamente il proprio massimo monumento legislativo, le Costituzioni della Patria del Friuli, avrà per lo meno una didascalia ad identificarlo nello ‘sgabuzzino’ in cui è finito, nei più assoluti anonimato ed oblio? Qualora davvero l’Amministrazione pubblica locale avesse a cuore storia e dignità della terra friulana, quell’antica ed evocativa insegna patriarcale troverebbe debita collocazione, nei modi più consonivedasi il caso della Pietra del Principe nel Landhaus di Klagenfurt –, proprio all’interno oppure all’ingresso della storica aula parlamentare, richiamo alle origini ed alle glorie della ‘repubblica’ medievale retta dai presuli aquileiesi. Ora, per gli otto secoli, della guerra che si concluse con la formazione di quel primo parlamento politico rappresentativo dei corpi sociali dell’Europa tardomedievale di cui il Friuli poté e può vantarsi come contributo alla civiltà della democrazia, sarebbe – mi sembra – davvero il caso di provvedere!”. Un “plauso per l’alto spessore dell’iniziativa” è venuto dal cameraro del riformato Arengo democratico cittadino, prof.ssa Renata Capria D’Aronco, autorità elettiva massima del civismo del capoluogo storico friulano oltreché presidente del Club per l’Unesco di Udine e priore nazionale del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, Cipro, Rodi, Malta e San Pietroburgo: “Abbiamo, purtroppo, uno scarso senso della nostra identità storica. Senza conoscere la Storia, infatti, non si va, certo, da nessuna parte e duole pensare come la materia oggi, addirittura anche in sede scolastica, sia ridotta a vera cenerentola. Senza Storia non siamo che sterili, mentre, al contrario, dobbiamo essere moltiplicatori sul territorio di questa coscienza delle nostre radici che lodevolmente il prof. Travain ci sprona, in questa nostra Udine ed in questo nostro Friuli, ad utilmente riscoprire ed attualizzare! Avanti sempre e con tenacia!”. Tra gli interventi, anche quello dell’arch. Amerigo Cherici, che sapientemente ha fatto notare come l’odierna Piazza Libertà, sottostante il Castello, sia da considerarsi come “l’unica piazza d’Italia con quinte su più livelli” risultando, infatti, a suo dire, la costruzione cinquecentesca dell’odierno palazzo in cima al colle perfettamente in linea con un quadro progettuale complessivo la cui percezione, oggi, non sembrerebbe influire affatto su tante odierne proposte di riordino urbanistico ed, in genere, ambientale. Intervenuti anche altri cittadini e sodali, tra i quali la segretaria fogolarista sig.ra Iolanda Deana e la capo servizio cerimoniale sig.ra Marisa Celotti, il sig. Marco Apostolico e le signore Renata Marcuzzi, Luigina Pinzano e Mirella Valzacchi. Sempre apprezzato l’indirizzo di saluto inviato dal benemerito don Tarcisio Bordignon, cappellano onorario del Fogolâr Civic.

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