Aiaç e pre Tarcîs: Udin ribel par un so sant di popul

Note FOGOLÂR CIVIC pe stampe taliane – Udin, 4 Dicembar 2020

UDINE: ULTIMO OMAGGIO CIVICO AD UN SANTO TRADITO

Il Gonfalone del Fogolâr Civic non entrerà in chiesa alle esequie del compianto don Tarcisio Bordignon, eroico benefattore del popolo, in segno di protesta contro coloro che, divinità e mondo cattolico in testa, non gli hanno risparmiato immeritate umiliazioni. Il presidente fogolarista prof. Travain: “Non facciamo polemiche? Qui la polemica è un dovere morale di civiltà!”.

‘Plui lis stradis a son bandonadis plui la jerbe e cres’ ebbe a commentare sul nostro conto il nostro carissimo don Tarcisio Bordignon, parroco di San Pio X in Udine, amico e sostenitore, che, ricordando il cinquecentenario della resistenza popolare friulana contro le potenze europee del Rinascimento, volle indirizzarci una nota di stima per l’irriducibile, antica, tenacia che dimostrammo nel perseverare per tanti anni nel nostro agire, affrontando risolutamente un destino votato all’anonimato”. Così, il 12 febbraio 2011, il prof. Alberto Travain, presidente del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl” e del sovraordinato Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic”, nella relazione morale all’assemblea sociale ordinaria. Il 26 luglio 2009, in Baldasseria, infatti, presso l’ancona della Madonna del Viandante o crocevia del Cervello, dove cinquecento anni prima animosi udinesi e friulani contrastarono il passo agli eserciti della Lega di Cambrai, don Tarcisio rinnovava un sincero rapporto di condivisione e collaborazione con il movimento culturale civista udinese, rapporto avviato proficuamente già nel 2001 e consolidato, poi, anche attraverso l’iniziativa Academie dal Friûl della pubblicazione di un testo storico di Franco Sguerzi ed Elio Varutti dedicato al primo cinquantenario della parrocchia da lui presieduta. Tale ancona a tutt’oggi reca i cimeli di quell’alleanza culturale ed umana non senza profitto per la coscienza e la civiltà della città di Udine, del Friuli e della Mitteleuropa “aquileiese”. Ora, il 1° dicembre 2020, don Tarcisio Bordignon si è spento, a Udine, in ospedale, positivo al Covid. Aveva 90 anni. “Pre TARCISIO BORDIGNON al è muart, sant cristian di Udin, natîf di Palme, tant batût de sô Glesie, dal so Signôr, des lengatis, de int traditore carogne, ma benvolût e mai dismenteât di tant popul brâf e ricognossint. Chel so diu, che no i à sparagnât di murî rimit vâl a dî taiât fûr di chê umanitât che lui tant si à spindût pal so ben, che al procuri di dâi chel acet che al merete e vonde! Il FOGOLÂR CIVIC nome al vai l’amì grandonon di tancj agns, “capelan onorari”, biel spieli lusint di om eroic e zentîl. Ultin MANDI a un bon pari, premurôs e savi, che no ‘nd è trops. Che nus cjali e nus judi di indulà che al è! Prof. Alberto Travain president pai confradis di FOGOLÂR CIVIC e ACADEMIE DAL FRIÛL”. Ecco la nota fogolarista, in lingua friulana, diffusa, in serata, quel giorno, a mezzo social. Una nota carica di emozione e anche di tensione ideale e critica nei confronti della divinità di cui il sacerdote fu fedelissimo ed intransigente interprete concreto, soprattutto in termini di carità vera e di attenzione autentica all’umanità. “Quel dio in cui credeva non gli ha risparmiato anche negli ultimi anni, dopo tanto impegno coraggioso per il prossimo, umiliazioni, isolamento e una morte sofferta, lontana dalla sua gente. Noi, in questo momento, questa presidenza, non ci sentiamo affatto di pregare per il nostro carissimo ‘cappellano’ sociale defunto. Vogliamo onorare, invece, sinceramente, lui, i pochi o i tanti, Umanità eroica, che, in questo mondo, dopo tanto bene e sacrifici profusi, in duemila anni non hanno goduto della clemenza di un tramonto e di una fine sereni. Da europei per forza culturalmente cristiani, ma non per questo proiettati verso una patria celeste escludente la concretezza ed il miglioramento di un’attualità terrena, ci ribelliamo ad un’idea divina, ad una giustizia divina, che non si cura di apparire spesso davvero miope ed inconsistente nella parabola della storia umana. Ci sentiamo Aiace, quell’Aiace Oileo, antieroe mitologico la cui effigie, uno dei simboli storici della Udine contemporanea, punta irriducibile il dito contro il Cielo, fuori dalla sala che porta il suo nome, nel cuore del nostro Palazzo comunale. E ciò non per superbia, anticonformismo o manierismo iconoclasta, ma per rivendicare umanamente una giustizia esistenziale di fondo, da millenni assente o fortemente carente nelle piccole e nelle grandi cose di questo mondo. Atti estremi, ispirati dal dolore vissuto e visto provare dai prossimi più cari. Non pregheremo per quel nostro santo lo stesso dio che lo ha lasciato morire cieco, sordo e isolato: lo celebreremo come va celebrato, non certo svilito, l’assoluto eroismo dell’Umanità migliore, tale senz’altro anche nel confidare in un ente supremo positivo capace di comprensione e protezione concrete. Da cristiano legittimamente ribelle ed orgogliosamente laico eppure irriducibilmente credente, questo affermo non per avversare una presenza divina nel mondo, ma per rivendicarne, al contrario, una maggiore, leggibile, orientante!”. Così, il presidente fogolarista prof. Travain, che, il giorno seguente la morte dell’amico sacerdote, il 2 dicembre, ha scritto informalmente al sindaco di Udine, prof. Pietro Fontanini, sollecitandolo ad inviare alle esequie, previste a San Pio X, venerdì 4 dicembre 2020, alle ore 15, il Gonfalone della Città, idealmente incarnante il popolo udinese e quello di tutto il Friuli: “Siôr Sindic, si calcolarès che il Confenon di Udin chel de sclese nere al fos ben presint al funerâl dal eroic nestri pre TARCISIO alì di Sant Piu X, vinars cu ven, ai 4 di Dicembar, a 3 dopodimisdì. Il Standart Gjenerâl chel storic di Fogolâr Civic e Academie dal Friûl al restarà fûr dute la cerimonie tant che at di proteste cuintri de Glesie e dal Diu cristian che a àn cjalcjât avonde chel biât sant om, che nol parten nome ai parochians che i an voltât la schene ma a dut il popul di cheste citât e de Furlanie interie che lu à cognossût e che lu à stimât par grant spieli di ben e no lu à ni tradît e ni bandonât! Fortunâts di vêlu vût di bon amì, chei di FOGOLÂR CIVIC e ACADEMIE DAL FRIÛL par bocje dal lôr president TRAVAIN”. In tale missiva, il prof. Travain ha anche annunciato, infatti, l’intenzione d’intervenire a quei funerali con l’insegna storica del movimento fogolarista, rossa, con l’aquila aquileiese, recante l’effigie del Beato Bertrando con rosa e spada oltreché con i simboli delle campagne culturali svolte a partire dal 1989: Presidenza e Stendardo sociali rimarranno fuori, però, dalla chiesa, “in segno di protesta ideale non solo contro l”onnipotente’ Dio cristiano, considerato supremo responsabile anche certamente, come di mille altri, del sofferto crepuscolo di quel piccolo grande uomo, benefattore dell’Umanità approdata e incarnata in questo territorio, ma anche in dissenso rispetto alla parte di mondo cattolico, gerarchie in testa, che, come noi ben sappiamo, ha defraudato e avvilito, rinnegato ed abbandonato vergognosamente quel santo in quest’ultima fase della sua vita. Quando, nel duomo della ‘sua’ Palmanova, il 12 luglio 2015, nel 60° di sacerdozio, il ‘grido di dolore’ di quell’anziano prete, legittimo e composto, poté tradursi, durante l’omelia, nelle fiere parole ‘Dopo 48 anni da parroco in San Pio X a Udine ora mi hanno messo da parte, ma, come dice il Papa, non mi considero uno scarto: voglio morire vivo, non vivere da morto!’, non si trattava evidentemente di una vanitosa e vana resistenza all’età avanzante, ma modalità barbariche di rude ‘rottamazione’. ‘Non facciamo polemiche’ si dirà? Invece, bisogna farle: è un dovere morale! Questo non piacerebbe, forse, a don Tarcisio, eppure è un dovere verso di lui e la sua sofferenza nonché verso tutti quei pochi o tanti che, come lui, sotto mille forme, hanno patito e patiscono ingiustamente!”. Il prof. Travain è davvero un fiume in piena. “Sono riuscito a contattarlo al telefono per l’ultima volta il 28 novembre: vista ed udito se n’erano andati, a suo dire, per cui nemmeno credo sapesse effettivamente con chi stava parlano eppure capiva che, in qualche modo, quella poteva essere per lui un’occasione utile per salutare un conoscente, un amico, qualcuno che lo cercava, cui lanciare, si fa per dire, un messaggio in bottiglia affidato alle onde. Un messaggio in bottiglia di dignità massima. ‘Sto morendo’ mi ha detto: ‘Ringrazio tutti, perdono tutti e chiedo di essere perdonato! Offro le mie sofferenze a Dio per il bene di tutti!’. Parole alte, anche in punto di morte, come alta era stata la sua nobile azione. Una fede incrollabile. Una coerenza davvero incredibile. Una lezione suprema. Il suo dio ben poco gli aveva risparmiato dopo una vita d’impegno coraggioso, anche rocambolesco, a favore degli ultimi. Eppure lui, titano del suo credo, non aveva ceduto, da irriducibile, vero friulano, di famiglia veneta e radici borgognone. Ha chiamato per nome alcuni suoi amici e collaboratori stretti e fidati. Ha ricordato, infine, un nipote, giovane sacerdote, in cui, credo, vedesse proiettato se stesso rivolto al futuro e un qualificato elemento aggregante per la sua numerosa e variegata prosapia, giunta in Friuli proprio cento anni or sono, alla quale voleva dedicare un libro. ‘Morire vivi, non vivere da morti!’ andava ripetendo, invitando sempre all’iniziativa ed all’entusiasmo dell’operare per il bene comune. Da Latisana a Cave del Predil sino a Tarcento ed infine a Udine, don Bordignon questo aveva fatto presso le comunità parrocchiali e le località in cui aveva avuto occasione di svolgere la sua missione, come narrato nel suo memoriale, cui teneva tanto, che mi dettò nel 2015 (don TARCISIO BORDIGNON, «Va’ e fa’!». Ricordi in bozza di un sacerdote tra Alpi e Adriatico nel 60° della sua ordinazione, Udine 2015). Una missione che attirò consensi, ma anche certo critiche, che lo ferivano ma non lo frenavano nel suo agire. Su di lui si stagliava, imponente, l’ombra del suo grande mentore spirituale, l’autorevole ed eroico ‘piovan’ della nativa Palmanova durante ben due conflitti mondiali ossia mons. Giuseppe Merlino, che salvò la città stellata da grave distruzione e che, insieme, cercammo di recuperare, non senza successo, alla memoria collettiva locale e regionale. Caparbiamente aperto e disponibile sino a cristianissima sfida ai costumi ed ai preconcetti più retrivi di chiusura, don Tarcisio non era affatto un prototipo di certa Chiesa aperta al mondo e chiusa al borgo. Ricordo quando fu l’unico parroco, dei circa trenta della città, ad inviare i suoi diciottenni in duomo, per la consegna dei fazzoletti di maturità civica, organizzata dal Fogolâr, nella ricorrenza del Beato Bertrando, patrono civile degli udinesi… Un esempio fra tanti eppure pregnante. Lo ricordo senz’altro, con il Fogolâr Civic, presiedere in San Giacomo le celebrazioni eucaristiche del Compleanno della Città di Udine e, nella ricorrenza di San Tommaso Becket, le rimembranze dedicate ai defunti del movimento e di tutta quanta la società civile. Lo ricordo ricevere il nostro attestato ai benemeriti oriundi ‘foresti’, poiché era udinese ma nativo palmarino. Lo ricordo, sempre con noi, alle “Termopili” di Coccau, promuovere convinto la memoria degli eroi di popolo alpini che osteggiarono, a fine Medioevo, l’avanzata dei Turchi nel cuore d’Europa. Lo ricordo, con noi, a commemorare i caduti sul campo della storica battaglia di Fagagna del 1365 e di tante altre per la difesa della piccola patria e del bene comune. Lo ricordo, nella sua parrocchia di San Pio X a Udine, promuovere tradizione e innovazione mirate al positivo. Lo ricordo guidare la processione della Madonna degli Angeli, in Baldasseria, ed in mezzo davvero a mille iniziative volte ad aggregare il popolo, autoctoni ed immigrati, attorno a sani valori accomunanti. Lo ricordo farsi sapiente rete in grado di connettere le forze disperse della società migliore. Lo ricordo al fianco del Coordinamento Civico Udinese “Borgo Stazione” sin dai tempi in cui ne era presidente l’indimenticata sua sostenitrice sig.ra Francesca De Marco. Lo ricordo alle assemblee del rinnovato Arengo cittadino. Lo ricordo, emozionato, presiedere il giuramento delle scolaresche da noi mobilitate, giuramento ai valori civici, di fronte all’urna del Patriarca Bertrando nell’anniversario del suo assassinio. E lo ricordo, forse soprattutto, quando, il 15 gennaio 2014, in Piazza San Pietro, Papa Francesco gli baciò la mano e gli benedì la bandiera friulana che aveva con sé, oggi proprietà del Fogolâr Civic: per l’anziano parroco e per lui non soltanto fu certo una grande soddisfazione! Ci sarà difficile immaginarci senza don Tarcisio. Non riuscirà, comunque, a mancarci davvero, poiché, senza retorica, vivrà certamente nei nostri cuori: lo sentiremo, forse ancor di più, sempre accanto a noi. Conforta senza dubbio ricevere dall’ex sindaco prof. Furio Honsell, oggi consigliere regionale, le parole che ha voluto scriverci in questo momento: “Caro Professor Travain, riconosco come negli ultimi anni solo Lei e il Fogolâr Civic gli siete stati vicini” e “desidero esprimerLe la vicinanza e l’apprezzamento per l’attività di valorizzare delle persone migliori del Friuli che il Fogolâr mette in atto senza pregiudizi e ipocrisie”. Così il passato primo cittadino e rettore udinese, impossibilitato a partecipare alle esequie per inderogabili impegni. Carica di emozione, quindi, la compagine fogolarista e la società civile cittadine. “Ciao don Tarcisio, a te che hai vissuto fin nel profondo il messaggio d’amore predicato da Cristo; a te che hai sempre aiutato il bisognoso di conforto o di minestra; a te che hai perdonato tutto a tutti; a te che hai offerto le sofferenze dell’anima e quelle fisiche per il bene di chiunque ne avesse necessità; a te che hai continuato a spronarci a lavorare nella vigna del Signore incuranti delle difficoltà; a te umile servitore di Cristo come ne esistono pochi; a te anima semplice ed eletta: si spalanchino le porte del Cielo e ti accolgano gli Angeli, Santo tra i Santi!”. Ecco le parole accorate della sig.ra Rosalba Meneghini, attivista impegnata del mondo cattolico udinese: “Le braccia aperte all’accoglienza, la prontezza al conforto morale, l’immediatezza all’aiuto concreto: così ti ho conosciuto don Tarcisio… Anch’io son venuta da te in un momento difficile e ho incontrato il vero incoraggiamento, la forza cristiana, quella che ti rialza e ti fa riprendere il cammino con fede vera e con il sorriso, ti fa rientrare a casa e abbracciare i tuoi cari con la sicurezza di riuscire a farcela… Non avevi solo parole, don Tarcisio: tu amavi; non giudicavi: perdonavi, con umiltà e semplicità evangeliche… Non sempre sei stato capito e stimato come avresti meritato, ma le tue parole non sono mai state di fastidio verso alcuno: solo di fiducia nell’operato del Signore e di offerta delle tue sofferenze e mortificazioni… E come non ricordare il tuo continuo invitare al desco comune? Insieme si mangia, si parla, ci si vuol bene, ci si sente comunità: la tavola come l’altare, cibo condito con serenità e armonia. Mancherai a tutti, don Tarcisio, ma resteranno come faro la tua incrollabile fede e il tuo costante esempio di vero testimone del Vangelo. Magari non troveremo il tuo nome scritto sul calendario, ma nel nostro cuore resterà scolpito come quello di un sacerdote santo. Mandi don Tarcisio!”. “Come afferma la Meneghini, infatti, per noi, don Tarcisio è già santo. Non abbiamo bisogno dell’“imprimatur” del Vaticano!” ha commentato il presidente fogolarista. “Don Tarcisio vive nella dimensione immortale” ha detto la prof.ssa Renata Capria D’Aronco, figura massima del civismo culturale cittadino: “Di lui chiaramente si ricorda, in modo distinto, l’attenzione agli ultimi, ai più sofferenti, agli emarginati. Anche lui ha sofferto, poiché, in certi casi, non è stato compreso: era attento al prossimo, ma non è sempre capito nell’essenza autentica della sua missione. Risultava, così, uomo controcorrente. La società di Udine, in taluni casi superficiale, da lui dovrebbe trarre una lezione. Egli andava al cuore, infatti, delle cose e non gli interessava il giudizio altrui: aveva Cristo come esempio. Il resto non gli interessava. E ciò si distingueva tra tanti preti. Aveva, tra le altre, una grande venerazione, si fa per dire, per il Fogolâr Civic, che difendeva coraggiosamente dall’ostracismo impostogli dal conservatorismo dei poteri locali. Una cosa in particolare, che ricordo di lui? Quando sono andata la prima volta a trovarlo, lo visto a tavola insieme agli ultimi, ai diseredati. Mi ha ricordato il Patriarca Bertrando, massimo eroe della nostra Udine e del Patriarcato di Aquileia storico, che pranzava con dodici poveri!”. “Gli sia intitolata una via per ricordo!” ha proposto la sig.ra Mirella Valzacchi, la più antica attivista del Fogolâr Civic. “Lui nol à nie di fâsi perdonâ di nissun. O sin nô che o vin di ringraziâlu di vêlu cognossût. e che al prei par nô!” ha detto la sig.ra Marisa Celotti, storica militante sociale. “Mi dispiace sinceramente per la sua morte. Mi piaceva tanto quando lo vedevo arrivare: sempre gentile ed educato. Una persona d’altri tempi. Riposi in pace” ha commentato il sig. Attilio Calligaro, sodale fogolarista. Gli ha fatto eco la collaboratrice sig.ra Milvia Cuttini: “Ho letto della morte di don Tarcisio. Mi dispiace molto. Era una bella persona, umile, molto sensibile. Credo che, nella sua vita, abbia pensato più agli altri che a se stesso ed è stato, prima che un parroco, un uomo buono e caritatevole. Don Tarcisio, so che sei già in Paradiso! Prega per noi! Sentiremo la tua mancanza alle cerimonie del Fogolâr Civic”. “Grande uomo e splendido sacerdote” ha commentato la maestra Manuela Bondio. “Eine gesegnete Seele, ein Priester der die Letzten und die Armen geliebt hat. Grosses Beispiel. Sit tibi, Tarcise, terra levis”. Così la germanista udinese di origini tarvisiane prof.ssa Anna Buliani Gozzi, che ha definito don Bordignon “anima benedetta, sacerdote che amava gli ultimi ed i poveri, esempio ottimo”. “Ti sia lieve la terra, Tarcisio” gli ha augurato in latino l’apprezzata docente della Kanaltal, che l’aveva conosciuto quand’era cappellano a Cave del Predil e non aveva mai dimenticato il suo sorriso ed il suo valore: “Sein Lächeln war besonders sanft und lieb. Kostbarer Mensch”. Registrati cenni di partecipazione al cordoglio civico da ogni categoria sociale: cariche pubbliche, studenti, esercenti, pensionati. “Un grant om. Un grant furlan. Un om di glesie ma dal popul. Vuê o vaìn un vêr predi furlan!” ha commentato in particolare la sig.ra Sandra di Giusto, udinese di origini palmarine, impegnata distintamente nella promozione della storia e della coscienza della comunità locale. “Don Tarcisio vive!”.

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