Contra de łe mafie? Çitadini tremendi!

Noda FOGOLÂR CIVIC par gazete taƚiane – Ùdine, 24 maxo 2020

MAFIIS A MUART!”: LA RIVOLTA FRIULANA CONTRO LE MAFIE

Il movimento culturale civista del Fogolâr Civic ha celebrato a Udine gli eroi italiani contro le mafie in occasione della Giornata della Legalità. Si è inneggiato a Falcone e al “Prefetto di Ferro”, Cesare Mori, udinese e friulano d’elezione, il più temuto e implacabile nemico che i mafiosi siculi abbiano avuto di fronte dai tempi dell’Unità d’Italia. Il presidente prof. Travain: “Contro il nemico comune, dobbiamo ridivenire ‘terribili’ come i nostri antenati!”. La prof.ssa Capria D’Aronco: “Resistenza morale acerrima della civiltà friulana contro un’orrenda barbarie forestiera!”.

Mafiis a muart!: il Fogolâr Civic di Furlanie ai eroics talians cuintri dai mafiôs”: senza mezzi termini il Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” che ha celebrato, a Udine, la Giornata italiana della legalità, sabato 23 maggio 2020, nell’anniversario dell’assassinio del giudice antimafia Giovanni Falcone, con moglie e scorta, nel 1992. “Un omaggio ai martiri della lotta contro le mafie ma anche una vibrante ‘chiamata alle armi’, in senso metaforico, contro il nemico numero uno di noi cittadini, minaccia gravissima al nostro bene individuale e collettivo, ai nostri diritti, alle nostre libertà, alla nostra sicurezza, alla nostra dignità: un nemico da combattere senza pietà e senza moderazione, bensì da sconfiggere e da cancellare anche grazie a una mobilitazione intransigente della popolazione di ogni territorio. Le mafie, che tendono, in genere, ad isolare i cittadini per colpirli e piegarli più agevolmente, vanno isolate dai cittadini stessi, boicottate al minimo sospetto d’intromissione nel tessuto economico e sociale delle piccole patrie regionali e locali, dove l’insinuarsi di consorterie mafiose di portata oramai internazionale può variamente essere osteggiato attraverso mille forme di resistenza popolare. O combattiamo o moriremo sudditi!”. Questo, secondo il presidente sociale, prof. Alberto Travain, il senso effettivo, concreto, militante, delle celebrazioni spontanee udinesi della succitata ricorrenza civista. “Non è affatto vero – ha soggiunto il leader fogolarista – che tutto il mondo è paese: ogni parte di mondo è paese a modo proprio. Nel Friuli preunitario c’erano i briganti; nei secoli più indietro, le fazioni e le faide: nulla comunque di assimilabile alle organizzazioni criminali segrete che, al fine di sfruttare le popolazioni e le loro risorse, si insinuano immancabilmente nelle loro Istituzioni per poter meglio soggiogare e strangolare i territori. Organizzazioni simili sono nate in Sicilia, Calabria, Campania, Puglia: non certamente nella Patria del Friuli, che deve senz’altro mostrarsi unita, solidale, ermetica, intransigente, intollerante contro ogni forma d’intromissione di deleterie sottoculture sciaguratamente importate. La cosiddetta Unità d’Italia ha comportato innegabilmente anche l’estensione alle regioni del Nord di fenomeni e costumi mafiosi meridionali, praticamente sconosciuti in Val Padana: il tutto nel nome di quella stessa fratellanza nazionale celebrata anche nell’inno del Bel Paese. Con la scusa di essere ‘fratelli d’Italia’, abbiamo generosamente e stupidamente aperto le porte a tutti ed a tutto, da quei gran bietoloni che siamo. Così, sotto il Tricolore, le mafie meridionali si sono diffuse nel Settentrione, anche facendo scuola e trovando adepti tra i più squallidi rinnegati padani o cisalpini che dir si voglia: cosa impossibile, sotto il temibile pugno di ferro della buonanima del ‘nostro’ feldmaresciallo Radetzky, ai tempi del Regno Lombardo-Veneto! Detto ciò, il nostro rifiuto non può che essere radicato in quella stessa identità locale da rinvigorire e far condividere affinché supporti moralmente il necessario afflato di ribellione collettiva solidale contro la minaccia d’inquinamento valoriale e fattivo della società di queste nostre plaghe. Ecco il senso vero, concreto, profondo, di una seria battaglia per l’identità! Mafie siciliane, calabresi, campane, pugliesi, russe, cinesi, albanesi, nigeriane e quante altre si vogliano ancora inquinano il mondo oltre alle rispettive terre d’origine. Dobbiamo difendere con ogni mezzo i nostri territori da questo inquinamento! Dobbiamo per forza essere ribelli alle mafie, altrimenti ne diverremo sudditi! I friulani devono concretamente ridivenire ‘terribili’, come si scriveva di loro in passato: terribili custodi di quell’“isola felice“ cui furbescamente c’è stato assicurato di appartenere, al fine di evitare tempestive e debite reazioni popolari all’invasione malavitosa! Dobbiamo fare paura ed alimentare un ambiente ostile alle culture mafiose!” ha detto il capo dei fogolaristi udinesi, nell’atto di deporre, presso l’inferriata del Tempietto dei Caduti, ex Cappella Civica, sotto la Loggia di San Giovanni, una dedica floreale tricolore agli eroi italiani della lotta alle mafie. Tra questi, il prof. Travain, nella sua orazione civile, tenuta rigorosamente in lingua friulana, ha voluto ricordare, oltre a “quel grande siciliano, quel grande italiano, quel grande patriota della giustizia e del bene comune, che fu senz’altro Giovanni Falcone”, anche, in particolare, quel Cesare Mori che, di malattia, morì in Via Aquileia, a Udine, il 5 luglio 1942 e che fu il più grande e più duro nemico che la Mafia siciliana abbia mai avuto in Italia. Lombardo integerrimo ed irriducibile, inviato in Sicilia dal Governo italiano, negli Anni ’20 del secolo scorso, per debellare quella potente organizzazione criminale, il Mori, “prefetto di ferro”, divenne il terrore dei mafiosi siculi, costretti a piegarsi o a fuggire all’estero. Davvero un onore è, quindi, per Udine e per il Friuli, dove voleva essere sepolto, averlo ospitato ed averlo anche visto lavorare con grande energia per lo sviluppo del nostro territorio! Lo si ricorda ancora a Pagnacco, dove, la sua villa friulana è sede municipale. Al ‘Prefetto di Ferro’ – ha ricordato Travain – sono stati dedicati anche film: il più recente, una produzione Raifiction del 2012 (https://www.raiplay.it/video/2017/05/Cesare-Mori—Il-prefetto-di-ferro—E1-6148759b-5c65-468b-98ac-31215936dff3.html)”. Nel ricordare specificamente “il valoroso giudice palermitano Giovanni Falcone, coraggiosissimo difensore della legalità contro la malavita, malvisto e isolato da certa politica e da non pochi suoi colleghi magistrati, non sufficientemente appoggiato e sostenuto dallo Stato italiano” ha stigmatizzato “l’esempio indecente” dato da “quello stesso Stato che ora, in tempo di Coronavirus, ha concesso gli arresti domiciliari ossia il ritorno a casa a centinaia di mafiosi incarcerati, offendendo così la memoria dei morti, delle sofferenze, del sacrificio di tanti spesisi nella lotta contro di loro! Se queste sono le Istituzioni, se questa è la legalità, ebbene quella legalità non è giustizia, a parer mio e di molti, ma oltraggio penoso alla dignità ed al bene comuni!”. Travain, poi, a volto lo sguardo “alla nostra Europa, dove giornalisti e cittadini coraggiosi quali lo slovacco Ján Kuciak e la maltese Daphne Caruana Galizia hanno perso la vita per aver indagato sui collegamenti mafiosi dei politici e dei governi dei rispettivi Paesi. Segno ulteriore che non basta affidarsi alle Istituzioni per avere protezione e giustizia contro le mafie: ‘E vûl la int, che si movi!’”. Sulla stessa lunghezza d’onda, la prof.ssa Renata Capria D’Aronco, presidente dell’Arengo cittadino nonché del Club per l’Unesco di Udine, che ha parlato di “un dovere civico di resistenza morale friulana contro barbarie che devono rimanere estranee alla nostra civiltà ed alla nostra terra”. Con un “Vive Falcone e Mori! Friûl, Italie, Europe e Mont libars des mafiis!” ed un “Fûr i Barbars!” di antica memoria, si è, dunque, concluso l’omaggio sociale, a Udine, commemorativo dei martiri contro le criminalità organizzate. Della compagine fogolarista, oltre alla segretaria del sodalizio, sig.ra Iolanda Deana, erano presenti, in ossequio comunque alle prescrizioni contro la pandemia Covid19, anche la maestra Manuela Bondio, la sig.ra Marisa Celotti, la dott.ssa Maria Santa de Carvalho di Prampero, la prof.ssa Luisa Faraci, la sig.ra Luigina Pinzano, la dott.ssa Maria Luisa Ranzato e la sig.ra Paola Taglialegne. Per l’occasione, il presidente sociale prof. Travain, quale gesto di condivisione con le manifestazioni civiche in atto in tutto il Paese, ha anche esposto al balcone una camicia bianca, attualizzazione della toga civile romana antica, simbolo storico di cittadinanza, con sopra appuntate coccarde nei colori friulani, italiani ed europei, richiamo al popolo e alla rivoluzione contro i mali che minacciano la sicurezza e la serenità pubblica…

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