EuroAquileienses 02.08.2022/I (it)

Comunicato FOGOLÂR CIVIC alla stampa italiana – Udine, 2 agosto 2022

PRIMA FESTA “CIVICA” EUROPEA DEGLI UOMINI A UDINE RICORDANDO GLI EROI DI CHERONEA

La goliardata “napoleonica” del 2 agosto oggi assume connotati civili e sociali impegnati nel cuore del Friuli e del Vecchio Continente rimembrando la saga dell’ellenico Battaglione Sacro, epico esempio di amicizia virile votata alla patria e alla libertà.

E voi direte: ‘Cosa c’entra tutto questo con l’Udinesità, la Friulanità, l’Aquileiesità, l’Europeità? Cosa c’entra tutto questo con il tema della nostra identità? Ebbene, io rispondo che, se questo non c’entra, allora io rinnego, davvero fieramente, ogni appartenenza identitaria che lo escluda! Se non c’entra anche l’idea di una cultura dell’affiatamento fedele, amicale, disinteressato e limpido, tra conterranei e non solamente, dello stesso genere e non soltanto, da non confondersi obbligatoriamente con appetiti d’ordine sensuale o sentimentale amoroso, eppure non meno forte, cogente, importante, soddisfacente, per l’individuo e la collettività, allora veramente a me quell’identità non interessa affatto, non dice nulla: è sepolcro imbiancato. La nostra società di amicizia straparla, tutta pervasa da un amor sensuale in genere privo di sentimento, cui si vorrebbe però attribuire il primato tra le passioni umane, ad ingiusto discapito delle altre. Oggi, 2 agosto, disimpegnata Festa degli Uomini ovvero goliardata d’età napoleonica pur rimandante a riti antichissimi, è anche o – a mio parere – innanzitutto il giorno di Cheronea, ultima battaglia della Grecia libera, madre d’Europa, contro l’invadente potenza macedone, in cui, in quel remotissimo 338 a.C., si distinse un cosiddetto Battaglione Sacro, esempio storico supremo di amicizia virile votata alla patria e alla libertà addirittura sino al martirio. Ebbene, io, proprio in questa data, sono ad affermare, come uomo e come cittadino, il valore e il diritto supremi ad un limpido ed eroico affetto tra uomini, virtù irriducibile al facile marchio – ancorché legittimo ma riduttivo – dell’omosessualità. Oggi, nella nostra società ‘avanzata’ ma anche molto, molto retrograda, gli uomini non posso formare vincolo umano indissolubile, affettivo e sociale, senza essere bollati come gay. Lo stesso dicasi per le donne. Se due amici vanno d’accordo e sono strettamente legati uno all’altro è perché sono gay, non perché, come sentenziava il grande Aristotele, ‘l’amicizia è un’anima che vive in due corpi’! Se non vuoi passare per omosessuale – nulla di male, ma è un’altra cosa! – devi comportarti, allora, da amico superficiale, sfuggente, compagno di bagordi e basta! Dove siamo finiti: a rivendicare un diritto all’amicizia mono e intersessuale usurpato dalla chiacchiera della relazione amorosa a tutti i costi? Davvero terra terra! L’amicizia virile, sacra virtù della civiltà greca, matriarca eccelsa della cultura europea e occidentale, deve riacquistare quell’eminenza nella scala dei valori della nostra società che aveva nella Grecia antica, dove costituiva cardine sociale. Scriveva il grande illuminista francese Voltaire che ‘l’entusiasmo dell’amicizia è stato più forte presso i greci e gli arabi che non da noi: le storie che questi popoli hanno immaginato sull’amicizia sono mirabili; noi non ne abbiamo di simili: siamo un po’ aridi in tutto’. Bravo, Voltaire! E se, rispetto ai suoi tempi, siamo un po’ cambiati, non è stato in termini migliorativi! Il 2 agosto, allora, oltre a pagliacciate più o meno accettabili ma giustificate e nobilitate dagli studiosi di Antropologia, ricordiamo con questo spirito i circa trecento fierissimi amici che a Cheronea sfidarono il campo della libertà della Grecia 2360 anni fa. Si parlò di sodomiti. ‘Muoia crudelmente chi accusa questi uomini di disonestà!’ avrebbe esclamato l’invasore Filippo di Macedonia scioltosi in lacrime di fronte ai cadaveri di quegli irriducibili guerrieri-amanti schierati da Tebe, città della Beozia, terra di semplici tutt’altro che privi di sentimenti e di valori forti. ‘Compagns dai furlans?’ Anche dei friulani potremmo dire la stessa cosa, figli di una terra ritenuta a lungo dai benpensanti Beozia d’Italia, contrada di beoti, rozzi e bietoloni, di provinciali da ‘civilizzare’ ma anche da sfruttare? Leggo facilmente nel termine ‘beota’ un sinonimo del non meno tartassato ma certamente glorioso ‘rustico’, evocante davvero l’antico cliché della molteplice, proverbiale, tanto esaltata quanto vituperata e temuta irriducibilità aquileiese e friulana. C’è qualcosa di ‘nostro’ tra quelle sette file di affiatati opliti di Beozia, all’ombra di un monumentale leone, che ne presidia le onorate spoglie, schierate in ordine di battaglia. C’è senza dubbio anche quel Friuli in genere sfuggito alle grandi narrazioni eppure vissuto e taciuto nei cuori di un’umanità che ha affrontato i millenni. C’è, a Cheronea, anche quel vicentino, amico fedelissimo oltre ogni misura del nostro primo gran leader popolare friulano moderno Antonio Savorgnan: quello stesso che, unico, rimase al suo fianco e si fece uccidere con lui, arma in pugno, quando venne assassinato a Villaco nel 1512! Ecco un episodio, sconosciuto ai più, che senz’altro lega la nostra esperienza valoriale storica al paradigma di Cheronea! E chissà quali e quante altre storie, da riscoprire o sepolte per sempre, ci legano a quell’episodio greco che si propone nello specifico, in quel campo, come compendio per la nostra identità europea. Il fatto che Udine e gli onnipresenti nostri Savorgnan rechino lo stesso simbolo di Sparta e dei Trecento delle Termopili, giungendo persino, d’altro canto, ad alludere anche all’iniziale di un’antica città italica omonima Atene, aggiunge soltanto bella suggestione ad un nostro rapporto con la Madre Grecia, con la sua epica e la sua civiltà, che ogni popolo d’Europa ha sempre coltivato e cercato di far germogliare. Ecco cosa c’entrano questi discorsi con le nostre vicende e identità locali ed internazionali? Ne hanno fatto parte e devono farne parte per il futuro, pena una disumanizzazione cui concorrono a pari merito il moderno consumismo e certo tradizionalismo ottuso!”. Articolata allocuzione del prof. Alberto Travain, presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” e del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl”, martedì 2 agosto 2022, a Udine, presso la cosiddetta Lanterna di Diogene ossia il grecizzante pozzo umanistico quattrocentesco forense di San Giacomo, dove i due sodalizi hanno reinterpretato la goliardica ricorrenza della Festa degli Uomini in chiave seria, valoriale, civica ed europea, con un “Presint civic furlan e european par ricuart dal teban Bataion Sacri disfat te bataie di Cheronee dai 2 di Avost 338 p.d.C., spieli massim di amistât virîl dedicade a patrie e libertât / A civic Friulian and European tribute to the memory of the Theban Sacred Band fell at the Battle of Chaeronea (2nd August 338 BC), a supreme example of manly friendship devoted to homeland and freedom”, targa celebrativa deposta sulla monumentale ghiera da qualificata legazione civista locale composta, oltreché dal prof. Travain, ideatore di questa novella “Fieste Civiche Europeane dai Oms / European Civic Men’s Holyday”, dal cameraro-presidente della cittadinanza udinese in arengo, prof.ssa Renata Capria D’Aronco, dall’intendente fogolarista sig.ra Marisa Celotti e dalla capoquintiere sociale di Udine – Mercatonuovo, sig.ra Anna Rosa Caeran.

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