EuroAquileienses 15.07.2022/I (fur)

Note FOGOLÂR CIVIC pe stampe taliane – Udin, 15 Lui 2022

UDINE DIMENTICA IL “SUO” IMPERATORE IN PIAZZA S. GIACOMO

Fogolâr Civic e Academie dal Friûl reclamano da Palazzo D’Aronco una valorizzazione degli stemmi imperiale e patriarcale di Piazza Matteotti. Il presidente sociale prof. Travain: “Dimenticare in città Carlo IV ed il patriarca Marquardo di Randeck è un vero abominio nei confronti di una storia e di un’identità locali che tanto si spaccia di voler promuovere!”.

Scoloriti, sempre meno leggibili, in Piazza Matteotti o San Giacomo, a Udine, paiono condannati a scomparire del tutto di nuovo gli stemmi ad affresco scoperti negli anni ‘80 del secolo scorso e riconosciuti e datati soltanto dieci anni dopo dal giovanissimo allora studioso Alberto Travain. “Povero imperatore Carlo IV di Boemia e povero patriarca Marquardo di Randeck, figure enormi nella storia d’Europa o per meglio dire dell’Europa Centrale e certo del Friuli: dimenticati insieme ai loro simboli sulla piazza oggi di una piccola città che fatica ad esistere oltre alla parvenza delle movide e degli happy our. Abbasso Udine, capitale di un nulla fatto di dicesi prestigiosi concerti, mostre e mostriciattole da città parvenue in cerca di anonima promozione standard!”. Così il prof. Travain, presidente oggi del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” e del Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl” oltreché cancelliere del rifondato Arengo popolare udinese. Già che a Udine emergano dal passato elementi che solamente la qualificata passione di alcuni poi risulta in grado di decifrare e valorizzare dopo decenni dice apertamente il vero spessore dell’intellettualità cui le Istituzioni amministrative e culturali locali usano riferirsi. Se fossimo a Roma o ad Atene la cosa, in un certo qual modo, sarebbe men grave, galleggiando il presente di quelle città su un passato o vissuto ‘monumentale’. In una Udine, ignara ed ignava piccola capitale di una grande Storia al centro del Continente, la cosa è gravissima. E ciò che è più grave è che la società locale chiaramente non se ne accorge, non se ne cura, per cui tutto sembra nella normalità mentre, invece, è al di sotto della decenza!”. Quasi un mese fa, il 16 giugno 2022, ancora senza riscontro, il presidente fogolarista scriveva all’Amministrazione municipale, nello specifico al Sindaco di Udine e agli assessori alla Cultura, all’Istruzione e ai Lavori Pubblici, una lettera di sollecito ad interessarsi alla valorizzazione dell’apparato araldico dell’antica Casa della Rosta: “Cantin: cemût che il Comun nol invalorìs lis stemis de Cjase de Roste intal Marcjât Gnûf. Sorestants, pussibil che no si puedin invalorî chês stemis di Place Sant Jacum, juste cusuvrinis di chês rionzudis in Puarte Manine, ricuart di Patriarcjis e Imperadôrs, che si lis à vudis za batiadis tal 1994 (Cfr. A. TRAVAIN, Misteri araldic in Place Sant Jacum, ‘Gnovis Pagjinis Furlanis’, 1994/XII, 60-62)? A fasin memorie, li in Marcjât Gnûf, di une epoche grande de nestre storie e di figuris di grant rivuart par Friûl e Europe, nancje dî par Udin. Sì che, un tabel, si capìs in plui lenghis, a contâ chê storie e il so valôr cumò il Comun no saressial in dirit di metilu? Ancje par onorâ, une volte par dutis, un antîc sovran tant amì dal Friûl e il princip che al à unidis lis leçs furlanis, che nol è biel dal sigûr che un Udin di chei si dismentei, tant ‘Capitâl dal Friûl’ a cjacaris! Movi ancje lis scuelis a interessâsi e leâ cul locâl la Storie e lis Letaris oltri che la Art, la Gjeografie e il Civic!”. Lettera morta, nonostante il fatto che l’Amministrazione Fontanini tanto si spacci – pare di poter allora dire falsamente – per promotrice della lingua friulana…

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