“Hermes aquileiensis”

20190313

FOGOLÂR CIVIC press release (to the Italian press) – Udine, 13 March 2019

FOGOLÂR CIVIC RICORDA “ERMES” CANDIDO NEL DECENNALE DELLA SCOMPARSA

Il presidente Travain commemora il grande amico e collaboratore che bene incarnava il mito identitario della “rusticitas” aquileiese studiata dallo storico Pressacco: “Di lui, su tutte, ci resta l’immagine trasognata del pellegrino alla Pineta di San Marco e l’ingenuo stupore della scoperta della simbolica locale ‘risultive’!”.

Un neoaquileiese, se il richiamo ad Aquileia vuol essere riferimento ideale all’integerrima tenacia e all’apertura universalistica che fu marca d’identità della nostra antica grande metropoli. L’ultimo, moderno, rusticus aquileiese: questo è stato, questo resta nella nostra memoria Ermes Silvano Candido. Una memoria che vorremmo condividere con i tanti che l’hanno conosciuto e con quanti non hanno avuto lo stesso onore. Orgogliosamente carnico di Rigolato, orgogliosamente friulano, convinto friulanista, promotore instancabile dei diritti e della cultura della sua terra e della sua gente, ovunque testimone della sua lingua e dei suoi ideali fino a rimetterci carriera e salute. E non gli mancarono i pugnali amici. Terzomondista, aperto all’accoglienza. Progressista, ambientalista, antimilitarista, civista. Uomo di fede schietta, paleocristiana, molto attivo nella Chiesa cattolica, ma tutt’altro che sottomesso ai suoi dettami e alle sue gerarchie, condivise entusiasticamente quel moderno rinascimento dell’aquileiesità rustica e universalistica che l’amico studioso Gilberto Pressacco veniva proponendo al Friuli alle soglie del terzo millennio. A sodalizi e realtà mobilitati in svariati campi dell’impegno civile, sociale e culturale egli mai fece mancare la sua presenza e il suo contributo attivo e costruttivo. Sarebbe, per esempio, impossibile parlare di vent’anni d’iniziative del movimento civista udinese, friulano ed euroregionale oggi denominato Fogolâr Civic senza parlare di Ermes. Sarebbe impossibile scrivere di esso senza scrivere di lui. Egli è stato l’inchiostro con cui s’è scritta – nelle strade, nelle piazze, nei borghi, nelle sale d’assemblea – la nostra oramai ventennale storia di promozione della cultura civica. Egli, da vent’anni, anche conservando posizioni critiche, condivideva il nostro cammino. L’immagine del fedelissimo, visibilmente sofferente ma immancabilmente presente, all’ultima, recente, assemblea del nostro circolo universitario Academie dal Friûl non può, allora, non sposarsi con il ricordo di tante liete e pregnanti occasioni di testimonianza culturale e civile vissute insieme. Ermes, un mandi di cûr e graciis!”. Con queste parole, dieci anni or sono, il presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic”, prof. Alberto Travain, salutava il grande collaboratore Silvano “Ermes” Candido, venuto a mancare il 13 marzo 2009. “Una perdita enorme” egli afferma ancor oggi, nel decennale della scomparsa: “Certamente ogni persona è unica, ma poche sono le persone eccezionali e ancora meno gli idealisti, pronti a spendersi a proprio discapito per ideali supremi. Persone del genere appartengono all’epica, non alla cronaca: ad unepica letta con gli occhi di un certo Pasolini, che sapeva leggerla nei volti e nei moti del popolo. Questo fu Ermes, senza mezzi termini. E non fu certamente sempre apprezzato, riconosciuto, in questo Friuli che sa molto spesso essere non patria ma matrigna perfida. Noi del Fogolâr Civicdobbiamo a Ermes Candido, tra l’altro, un diretto rapporto con lo storico Gilberto Pressacco e con i suoi studi, da cui abbiamo tratto sicuramente nuova e preziosa linfa per il nostro impegno socioculturale di promozione e rinnovamento delle identità civiche e morali delle nostre comunità, tanto nel Friuli quanto nel resto di quella Mitteleuropa un tempo affratellata da Madre Aquileia. In una realtà friulana eternamente divisa, Ermes – vero ‘Hermes aquileiensis’, genio messaggero –  sapeva, infatti, anche farsi ponte, sul territorio, tra propulsori piccoli e grandi di civiltà e di progresso. A un decennio dalla scomparsa, sappia che non lo dimentichiamo: di lui, suprema, ci resta l’immagine trasognata del pellegrino alla Pineta di San Marco, sulla costa aquileiese, dove, con ingenuo stupore, scoprì ed indicò all’amico Pressacco l’esistenza di una ‘risultive’, ‘fonte di acqua viva‘ a contrassegnare il luogo in cui tutto, ossia la civiltà odierna di questa parte d’Europa, sarebbe iniziato, proprio con lo sbarco dell’Evangelista!”.

 

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