La miôr Italie par Giulio Regeni

20190125

Note FOGOLÂR CIVIC pe stampe taliane – Udin, 25 Zenâr 2019

QUELLA CHE ANCORA PRETENDE GIUSTIZIA PER GIULIO REGENI È UN’ITALIA DA AMARE!”

Il presidente del Fogolâr Civic udinese, prof. Alberto Travain, diffonde una nota nel terzo anniversario dello scempio del giovane ricercatore friulano di Fiumicello.

C’è poco da fare: doveva arrivare l’on. Fico, presidente della Camera dei Deputati, terza carica dello Stato, per poter sentire una rappresentanza politica italiana alzare la voce senza esitazioni contro l’Egitto menzognero e beffardo che per tre anni si è preso gioco di un intero Paese ma soprattutto di uno Stato italiano dimostratosi incredibilmente ed ambiguamente ingenuo nella gestione del Caso Regeni. Certo, rispetto e giusta gratitudine verso i pochissimi ed isolati che all’interno delle Istituzioni hanno tentato di tenere alta una bandiera di principio. Ora a Fico non solo si devono posizioni e iniziative simboliche che paiono almeno aver dato fastidio alle superbe autorità nilotiche, cosa già lodevole di per sé. Fico, infatti, ha dato e sta dando alla Camera e alla sua presidenza un ruolo morale internazionale che non avevano, almeno in questi termini. Il fatto che abbia, al presente, scritto alle assemblee parlamentari di tutti i Paesi dell’Unione chiedendo un’azione solidale sul caso del ricercatore friulano straziato dagli ingranaggi dell’incombente tirannide egizia su cui anche lo stesso Parlamento europeo ha reiteratamente lanciato i suoi strali, costituisce un passo importante nella strategia di quella battaglia tesa a dignità e civiltà. Si tratta solamente di un gioco delle parti, di ‘guerra al fioretto’ da lasciare al ‘prode cavaliere’ idealista alla guida della Camera bassa italiana, solo per blandire le ‘anime belle’ che ancora credono in certi valori, ma senza intaccare sostanzialmente l’azione concreta dell’esecutivo? Poteva essere ma non è, forse! In questo caso, vorrei spezzare una lancia a favore del capo del governo, il prof. Conte: non avevo mai sentito sinora parlare di rivendicazioni di verità sul Caso Regeni chiosate dal motto ‘costi quel che costi’, che, in termini politici, significa ‘senza mai più anteporre interessi terzi, economici, strategici, al preponderante interesse della difesa dell’onore nazionale ripetutamente oltraggiato dai nilotici prima con lo scempio del probo Regeni e poi con la beffa sull’accertamento delle responsabilità del delitto’. C’è da sperare? Chissa! Certo che, a tre anni da una tragedia che ha scosso e lacerato le coscienze, i sentimenti, di tanti, devo dire che ancora mi commuove profondamente il fatto di vedere, in centinaia di piazze italiane, una mobilitazione popolare inesausta, rivendicante verità e giustizia per il ‘nostro’ Giulio di Fiumicello. Commozione sincera e anche incredula, quando noto con quanto fervore un valoroso giovane friulano, martire cosmopolita di libertà e verità, venga sinceramente esaltato in lungo e in largo in quella stessa Penisola che non di rado il Friuli non sa neanche dove sia. Un’Italia ‘migliore’, bella, onorata, orgogliosa, generosa, umana, che tanto si batte per il rispetto di un nostro figlio tenace, esemplare e irriducibile virgulto di questo Friuli Venezia Giulia, risulta difficile non amarla!”. Questa, la nota diffusa al mattino del 25 gennaio 2019, dal presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic”, prof. Alberto Travain, preludio alle civiche commemorazioni del terzo anniversario della tragedia Regeni nella “Capitale del Friuli Storico”.

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