SABIDE AI 7 DI MAI 2016

Sabide ai 7 di Mai 2016, il moviment civic culturâl alpin-adriatic dal Fogolâr Civic e il circul universitari furlan de Academie dal Friûl a àn puartât un mac di rosis alì dal storic Poç dal Cjistiel di Udin, cûr dal Friûl, par fâ memorie, che a son 40 agns dal taramot furlan dal 1976, de indurance mastine des popolazions sdramassadis dal Orcolat. Indurance furlane che suntun standart si le à compagnade ancje cul ricuart di Giulio Regeni,  martar civîl ve cumò in Egjit e “orgoi dal Friûl”, che par chel si à bramade justizie implacabil. Chê ocasion sociâl, daûr che a son stadis lis resonadis juste dal dean di chês dôs fradaiis, prof. Alberto Travain, po dal conseîr fogolarist gjeom. Sergio Bertini e dal studiôs Alfredo Barbagallo, si à sierât cul plait dal prin citadin di Udin, prof. Furio Honsell.

NOTIZIE sociâl pe stampe taliane – Udin, 8.V.2016

Sabato 7 aprile 2016, presente in fascia anche il sindaco Honsell, il Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico “Fogolâr Civic” e il Circolo Universitario Friulano “Academie dal Friûl” hanno commemorato il quarantennale del sisma friulano del ’76 con la deposizione di un mazzo di fiori presso il Pozzo del Castello di Udine, al centro del Piazzale della Patria del Friuli. “Abbiamo scelto un pozzo, quello che si trova nel cuore ideale della Friulanità e delle sue antiche istituzioni regionali, poiché i pozzi costituiscono remoto simbolo interculturale, locale e universale, di comunità, della vita procedente dall’acqua, ma anche del rapporto con il passato ossia dei viventi con l’Oltretomba, con quei defunti che i padri friulani un tempo associavano nei loro brindisi attraverso il tocco del calice al tavolo: ecco, dunque, il luogo che abbiamo eletto per ricordare oggi, a quarant’anni, quel ‘ben dal Friûl sapulît tal 1976′, fatto di persone e valori entrati nella memoria e nel mito collettivi”. Così il prof. Alberto Travain, presidente dei due sodalizi, ad introduzione della cerimonia. A seguire, il geom. Sergio Bertini, consigliere “fogolarista” con diretta esperienza sul campo della Ricostruzione friulana, ha ricordato, con parole accorate, la grande esperienza di fraternità, di comunità, di solidarietà popolare, connessa alla sciagura di quel terremoto. Lo studioso Alfredo Barbagallo, apprezzato sodale, ha ripreso il tema, invece, del pozzo, riconnettendolo a illustri specifici esempi friulani e romani. “La mia presenza qui è anche a rinnovare l’apprezzamento per una realtà culturale capace non solamente di ricordare, ma di risemantizzare ossia di rinnovare nell’attualità il significato dei beni storici del territorio raccordandovi magistralmente attorno presente, passato e futuro” ha detto primo cittadino udinese, prof. Furio Honsell, già Magnifico Rettore dell’Università friulana. “Non solo scopritori, ma legittimamente anche produttori di significati e di nuove chiavi di lettura del nostro patrimonio culturale al passo con i tempi”: così il Sindaco del capoluogo friulano ha definito gli operatori di Fogolâr Civic e Academie dal Friûl, impegnati da circa trent’anni nel rinnovamento della cultura civica a partire dal Friuli Venezia Giulia. “’Saltâ fûr dal taramot cul cjâf e no cui pîts’, non soltanto vivi, ma istruiti e non costretti ad emigrare, sosteneva il celebre ‘Pre Checo’ Placereani appoggiando l’idea di un ateneo per il Friuli che dopo il sisma effettivamente poté prendere avvio” ha rimarcato Honsell sottolineando l’importanza fondamentale della formazione nel riscatto di un popolo. Campeggiante sulla dedica deposta al pozzo, un’antica epigrafe osovana scomparsa nelle macerie, celebrativa della proverbiale tenacia friulana: “chi mal e ben no po dura a grand onor no po rivar”. Una tenacia manifestatasi egregiamente anche, certo, di fronte a quel cataclisma e, per altri versi, riecheggiata oggi dalla condotta del valorosissimo giovane ricercatore di Fiumicello impunemente assassinato in Egitto tre mesi or sono in regime di aperta tirannide. Ecco, allora, l’occasione per il “battesimo” di una nuova bandiera sociale, personalmente confezionata dal presidente Travain e recante fieramente il motto in friulano “Justizie par Giulio Regeni orgoi dal Friûl” (trad. it. “Giustizia per Giulio Regeni orgoglio del Friuli”), con accanto l’effigie minacciosa dello spadone del patriarca Marquardo di Randeck, storico simbolo regionale di giurisdizione. Detto stendardo, oltre a presenziare a tutte le maggiori iniziative pubbliche organizzate dai due sodalizi, sarà regolarmente esposto al balcone presidenziale dal 25 al 3 ogni mese, a memoria perenne del suplizio subìto nel Paese dei Faraoni dal moderno martire cosmopolita del Friuli. “Con i suoi valori e la sua tragica fine, Regeni ha unito, attorno al dolore, alla rabbia, alla sete di giustizia, persone delle più varie estrazioni e formazioni, dolente ed eroica bandiera friulana di una civiltà universale sussistente, valorosa ed indomita che dobbiamo difendere con ogni mezzo umanamente lecito” ha detto Travain incontrando senz’altro la condivisione del sindaco Honsell che ha ribadito la  constatazione di come le tragedie, malaugurate, possano tradursi storicamente in motivo di raccordo e coesione positivi, come accaduto in seguito al “taramot” locale del ’76.  Al Primo Cittadino sono stati consegnati anche il numero unico sociale  “Contra Pharaones”, dedicato a Giulio Regeni, e l’appello “Judâju a cjase lôr!” in materia di politica internazionale di fronte ai montanti flussi migratori indirizzati verso l’Unione Europea.

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